Il Centro Popolare di Cultura della UMES presenta l’undicesima edizione della Mostra Permanente del Cinema Italiano.
Creata nel 2016, la mostra propone i classici della cinematografia italiana di tutte le epoche, sempre di lunedì, e durante tutto l’anno.
Quest’anno verranno proiettati 39 film di 20 grandi registi italiani in una programmazione piena di sorprese. Il nostro rispetto per la grande musa del cinema italiano, Claudia Cardinale, scomparsa lo scorso anno, ci ha portati alla ricerca di alcuni film meno conosciuti e assolutamente imperdibili. Altre pellicole, già molto popolari, possiedono da sempre un posto di rilievo nel nostro cuore e non potevano essere lasciati fuori dalla Mostra.
La commedia all’italiana segna il tono della programmazione di quest’anno, inaugurata con il grande classico di Dino Risi, “Una vita difficile”, che racconta 30 anni di storia dell’Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Grazie alla collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di San Paolo, portiamo in questa edizione due grandi opere del cinema italiano contemporaneo: “La Chimera” (Alice Rohrwacher, 2023) e “Vermiglio” (Maura Delpero, 2024). “La Chimera”, una favola poetica sulla memoria, il passato e la ricerca di senso, è il quarto lungometraggio di Rohrwacher, che in questa edizione ci presenta anche altri due film della sua filmografia, “Lazzaro Felice” e “Le Meraviglie”, dimostrando sempre quanto possa essere intenso ed eccezionalmente originale il cinema italiano. In “Vermiglio”, il ritmo lento della vita rurale ci ricorda classici come “L’albero degli zoccoli (1978), un film di Ermanno Olmi che chiude questa edizione del Festival. “Vermiglio” ci racconta del dolore e delle tradizioni in mezzo all’isolamento del remoto villaggio di Vermiglio, nel nord Italia, durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale. La prospettiva femminile struttura la narrazione del film, che ha vinto il Leone d’Argento al Festival del Cinema di Venezia 2024.
Situata nel cuore di Bixiga, la Mostra Permanente di Cinema Italiano ha luogo tutti i lunedì alle 19 nel Cine-Teatro Denoy de Oliveira. Vi aspettiamo!
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Omaggio a Claudia Cardinale
La grande musa del cinema italiano ci ha lasciati il 23 settembre 2025, ma non verrà mai dimenticata! Claudia Cardinale, con la sua bellezza e il suo talento, aiutò a definire il cinema italiano del secondo dopoguerra. La sua presenza incisiva sarà ricordata durante tutta l’edizione della Mostra 2026 nei film “Il Giorno della Civetta” (1968), e “Goodbye & Amen” (1977), di Damiano Damiani; “Vaghe Stelle dell’Orsa” (1965), classico di Luchino Visconti; “Gli indifferenti” (1964) e “I Delfini”, entrambi di Francesco Maselli; e “I Soliti Ignoti” (1958) di Mario Monicelli, film che lanciò la stella di Claudia Cardinale nel cinema.
Proiezione con musica dal vivo
Per rendere la nostra serata ancor più emozionante, la proiezione del film muto ’A Santanotte sarà accompagnata da un’esibizione di pianoforte dal vivo. Il film è stato diretto da Elvira Notari, la prima donna cineasta italiana, nonché più prolifica, con più di 60 lungometraggi e centinaia di corti e documentari nel suo curriculum. Il suo lavoro è considerato un precursore del neorealismo. L’opera è basata sull’omonima canzone napoletana.
Gli “stranieri”
Questi sono film diretti da registi italiani, tuttavia il loro paese di produzione e nemmeno la lingua originale provengono dall’Italia. Presentiamo i film “stranieri”, grandi opere di registi italiani da tutto il mondo.
Si tratta di: “Carmen” (1984), l’adattamento di Francesco Rosi dell’opera di Bizet, ambientato a Siviglia, nel diciannovesimo secolo; “La Grande Abbuffata” (1973), di Marco Ferreri, una satira grottesca sulla società consumistica e sulla decadenza della borghesia; “Non toccare la donna bianca” (1974), una parodia occidentale sull’imperialismo e quella cosiddetta “civiltà” occidentale; e ” Ogre” (1979), un dramma politico di Gillo Pontecorvo che, basato su fatti reali, ritrae il piano per uccidere l’ammiraglio Luis Carrero Blanco, braccio destro del dittatore spagnolo Francisco Franco, da parte del gruppo separatista basco ETA.
Gli Spaghetti Western
Anche con un budget inferiore rispetto ai film americani, i cosiddetti “spaghetti western” non solo rinnovarono il cinema italiano, ma riportarono in vita il genere del vecchio West e lo rese nuovamente popolare in tutto il mondo.
Il termine “spaghetti western” è emerso come un soprannome dispregiativo da parte dei critici stranieri, ancora rimasti vedovi della morte delle tradizionali opere di azione americane. I film del genere hanno, come caratteristica principale, protagonisti cinici e anti-eroi, che rappresentano una visione italiana agrodolce, violenta e critica del mondo. Le colonne sonore dei film spaghetti sono estremamente popolari e alcune sono diventate marchi che attraversano le generazioni.
In questa edizione, i prescelti erano: “Un proiettile per il generale” (1967), di Damiano Damiani, “Il Mercenario” (1968), di Sergio Corbucci e “Vamos a matar compañeros” (1970), sempre di Sergio Corbucci.
Il Cine-teatro Denoy De Oliveira
Il Cine-Teatro Denoy de Oliveira, fin dalla sua nascita, si è assunto la missione di democratizzare la cultura popolare. Col tempo, ha conquistato il suo pubblico, diventando un riferimento per offrire programmi variegati, accessibili e di qualità.
Inaugurato nel 1994 come UMES Theater, è stato il palcoscenico per spettacoli musicali e teatrali del CPC-UMES, riunendo talenti e idee che pulsavano nel movimento studentesco e culturale. Nel 1998, dopo una totale ristrutturazione, fu rinominato Teatro Denoy de Oliveira, un tributo da parte degli studenti delle scuole superiori al regista e fondatore del CPC-UMES, che credeva nel potere dell’arte come strumento di trasformazione. Nel 2011, il sistema di proiezione della sala ha subito diversi miglioramenti nell’immagine e nel suono, che ci hanno permesso di aprire le porte alla comunità del quartiere sotto forma di mostre e club cinematografici. Lo spazio fu poi rinominato Cine-Teatro Denoy de Oliveira. Oggi, Denoy è molto più di un cinema o di un teatro: è un luogo di convivenza e celebrazione, dove schermo e palcoscenico si mescolano alle storie di chi passa, mantenendo viva la fiamma della cultura popolare brasiliana.